Maria Messina, la scrittrice scoperta da Giovanni Verga

Maria Messina, la scrittrice scoperta da Giovanni Verga

Le Edizioni Croce pubblicano l’intero corpus narrativo dell’autrice siciliana

La scrittrice palermitana Maria Messina (1887-1944) si affaccia nel panorama letterario italiano con la raccolta Pettini-fini, la pubblicazione che le farà guadagnare la stima di Giovanni Verga, una stima inesauribile confermata dal carteggio scambiato tra i due nel corso degli anni. Alla novellistica, intervallata da importanti momenti che la Messina dedica alla scrittura per l’infanzia, segue quello di maggiore produttività e rigore intellettuale degli anni venti che spinge la scrittrice a esplorare l’infinito mondo del romanzo, da Alla deriva a L’amore negato. Pubblicata dai principali editori del tempo, da Treves a Bemporad, le sue opere raggiungono un importante successo di vendite e di ctitica, e in breve la trasformano in una figura di riferimento.

Le sue storie, che indagano i tormenti interiori, le sofferenze della mente e le fratture della società, rivolgono un eterno sguardo sulla figura della donna. La condizione della donna è tema nodale dell’intera narrativa messiniana, dalle prime prove novellistiche di chiara ispirazione verghiana, ai romanzi della maturità in cui la scrittrice porta a compimento il proprio manifesto programmatico. Se da una parte nelle prime pubblicazioni la Messina analizza con grande capacità affabulatoria la vita degli umili, nei libri degli anni venti il suo interesse ricade quasi totalmente sulla denuncia della società patriarcale che relega le donne – madri, mogli, figlie, sorelle – nell’angolo della sottomissione e del silenzio.

Riscoperta grazie a Sciascia, l’autrice viene poi di nuovo dimenticata

Nonostante la profondità del pensiero custodito nelle sue opere, dopo la sua scomparsa viene dimenticata ed è solo negli anni ottanta che i suoi scritti rivivono una stagione felice grazie a Leonardo Sciascia che la elegge a maggiore scrittrice italiana del Novecento, impegnandosi a far ripubblicare parte della sua produzione, con speciale riguardo alla novellistica del primo periodo.

A dispetto del rinnovato successo di critica, dopo la scomparsa dello scrittore siciliano, le opere della Messina scompaiono dagli scaffali delle librerie e il suo nome è di nuovo dimenticato. Benché all’estero si stia concentrando un’attenzione sempre più forte attorno alla narrativa messiniana con traduzioni, studi critici e convegni che ne riconoscono il valore intellettuale, è singolare che il personaggio della Messina, con la sua potenza narrativa e il suo impegno sociale, continui a essere estromessa proprio dal panorama della letteratura italiana.

Solo di recente le Edizioni Croce, con coraggio e lungimiranza, hanno accolto il progetto di rivalutazione diretto da Salvatore Asaro, studioso di letteratura inglese e italiana. Secondo le intenzioni di quest’ultimo, il progetto prevede la pubblicazione dell’intero corpus narrativo della scrittrice e ha già portato in libreria Alla deriva; Primavera senza sole; Un fiore che non fiorì; Le pause della vita; Il giardino dei Grigoli e Tutte le novelle.

Ogni libro è corredato da corposi saggi introduttivi a firma di importanti studiosi del Novecento italiano che hanno accolto la sfida di rilanciare finalmente la figura della romanziera con l’intento di inserirla nel canone; tra gli altri si vogliono ricordare Cristina Pausini, Salvatore Ferlita, Antonio Di Silvestro e Giusi La Grotteria.