Il vero protagonista del 2020

Il vero protagonista del 2020

Descrizione ironica, ma veritiera, dell’Italia dei balconi

Dai balconi di Roma per resistere (mentalmente) e combattere durante i giorni del lockdown da marzo 2020 in poi si è visto un lungo film che definire trash è riduttivo: performance canore, tazebao appesi ai fili dei panni per asciugare con proposizioni senza costrutto, lenzuoli svolazzanti con scritte sgrammaticate, esibizioni di suonatori e performer improvvisati di ogni tipo. E’ difficile assegnare un premio Oscar alla prova peggiore in assoluto perché la lista del meglio del peggio è lunga e articolata.

Ad Ostia Lido il 13 marzo un signore distinto nell’abbigliamento aveva appeso un lenzuolo da una parte all’altra della strada, da un balcone all’altro, con una scritta dipinta con lo spray arancione fosforescente: “O fame”. Nottetempo violando il coprifuoco all’epoca totale una mano birichina gli aveva risposto sul marciapiede: “Se vede, te sei magnato pure l’acca!!!”. Che dire poi del tizio che a marzo per settimane in solitario, alle 18 puntuale come una cartella delle tasse, si affacciava sul suo balcone in via Tigrè, al quartiere africano, e organizzava un solitario flash mob di circa mezz’ora a tutto volume, con tanto di megafono e con una particolare predilezione per i brani dei Ricchi e Poveri. A nulla sono valse le telefonate ai vigili urbani e alla polizia, neanche le scampanellate al suo citofono per cercare almeno di variare il repertorio.

E così mentre gli intellettuali di sinistra dichiaravano di passare le loro ore a vedere quei film francoiraniani dove non solo non succede niente, ma dove gli attori non si dicono neanche niente, perché si sa, si sa almeno da Michelangelo Antonioni, se non addirittura da Ingmar Bergman, che c’è l’incomunicabilità e filmare un muro per un quarto d’ora è vera arte. Se poi il romano medio non è in grado di comprendere perché in quarantena uno dovrebbe guardare un muro questo è un suo problema. Ma il marziano flaianeo, il vero “mostro” del lockdown è la signora Angela da Mondello del “non ce n’è coviddi” che dal nulla esistenziale dell’anonimato (quello nel quale la maggior parte dei cittadini vive e poi finisce per morire) è diventa impresa commerciale di sé stessa sui social. Anche lei è sbarcata nella Capitale a dicembre in carne e ossa e si è fatta fotografare davanti ad alcuni monumenti, poi ha polemizzato con il sindaco di Palermo per la mondezza nelle strade siciliane. E’ diventata un soggetto politico autonomo, nulla esclude che si getti nella tenzone elettorale al prossimo giro.

Il balcone è dunque il protagonista assoluto di questo 2020 moribondo. Il meglio del peggio è un luogo e non un video o un racconto mediatico.
Dal balcone Giulietta salutava il suo Romeo, in quel di Verona. Peccato che non fosse autentico, come tutta la vicenda che non ha riscontri storici – e del resto al tempo in cui Shakespeare scriveva la sua commedia, in Inghilterra i balconi neanche esistevano, dato che il clima inclemente non lo prevedeva- ma i veronesi sono riusciti a comunque a farlo diventare un simbolo e una fonte di reddito turistico.
Da un balcone Mussolini ha proclamato l’entrata in guerra dell’ Italia nel 1940 e sempre da un balcone, anche se più esattamente si tratta di un loggiato, si affaccia il nuovo Papa a S. Pietro appena eletto, dopo il Conclave. Non per nulla una delle massime espressioni di meraviglia comprensibile da tutte le fasce di età, a Roma e non solo, dai preadolescenti fino agli ultraottuagenari è “stai fuori come un balcone”. Il 2020 è stato soprattutto la follia mesmerica dei nostri balconi.